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Moto Guzzi V7: nascita di un motore

Moto Guzzi motore V7Il 1957 è un anno decisivo per l'industria motociclistica italiana - e mondiale, che inizia a subire una forte crisi nelle vendite.
Una nuova era si sta avviando: quella dell'auto, per tutti.
Le maggiori fabbriche motociclistiche italiane (Moto Guzzi, Gilera, MV Agusta, Mondial, Benelli) decidono di comune accordo di astenersi dalle competizioni, stipulando un patto di rinuncia alle gare di velocità.
In questo clima di dismissione il reparto corse della Moto Guzzi, diretto dall'ingegnere Carcano, è costretto a dedicarsi esclusivamente al settore commerciale: semplici motociclette costruite all'insegna dell'economicità (nasce lo Stornello).
Il nuovo impegno non può certo soddisfare l'Ingegnere, l'uomo che aveva progettato una delle più incredibili motociclette mai costruite: la favolosa 500 otto cilindri a V.

In questo periodo nasce, più per evasione dalla routine quotidiana che per necessità industriale, l'idea di sviluppare un motore bicilindrico a V di grossa cilindrata.
Doveva essere semplice, robusto, affidabile e poco costoso; un motore che con alterne vicende e alcuni aggiornamenti è giunto in ottima salute fino ai giorni nostri.
Nato troppo presto per l'utilizzo su di una moto si pensò di adattarlo alla FIAT 500 da poco apparsa sul mercato. Il motore, di 650 cc, si adattava bene agli organi di trasmissione, e con una potenza di 34 CV permetteva alla vettura di superare i 140 km orari. Purtroppo per una serie di motivi, non ultimo i maggiori costi economici, la FIAT abbandonò il progetto, preferendo utilizzare un bicilindrico parallelo, più semplice e meno costoso, anche se decisamente meno performante.
Ci avrebbero comunque pensato, successivamente, i vari Abarth e Giannini a riprendere quel progetto, e con quali risultati!
Peccato per il primitivo progetto Guzzi.

Moto Guzzi Mulo Meccanico 3x3Più o meno nello stesso periodo il Ministero della Difesa incaricò la Moto Guzzi di realizzare un veicolo, destinato alle truppe alpine, con il quale si potesse facilmente trasportare una massa di cinque quintali su ogni tipo di terreno. Per questo mezzo, denominato 3x3 "mulo meccanico", si utilizzò il motore a V in versione più tranquilla - cilindrata 754 cc, 20 CV a 4.000 giri; un mezzo a tre ruote motrici, e con le due  posteriori a carreggiata variabile.
In realtà, alla prova dei fatti, questo straordinario veicolo si rivelò incapace di superare difficoltà che per un semplice mulo a quattro zampe erano la normalità.

Qualche tempo dopo la Polizia Stradale richiese una nuova moto che sostituisse il vecchio, ma sempre apprezzato, Falcone. Il nuovo mezzo doveva permettere di adeguarsi con facilità alle mutate condizioni della circolazione stradale.
Moto Guzzi V7 700 militareIl motore a suo tempo prodotto venne ridisegnato ed adattato alle nuove esigenze. In breve si ottenne, con una cilindrata di 703,7 cc, una potenza di 35 CV, che con una massa di circa 250 Kg permetteva comunque alla moto di raggiungere i 150 orari (V7 militare).
L'adozione di una dinamo da 300 watt consentì di allestire un impianto elettrico e di illuminazione assai affidabile anche nel caso di eventuali accessori - radio trasmittenti, sirena, ecc..., fatto certamente inusuale per quei tempi; venne inoltre impiegato, per l'avviamento elettrico, un motorino tipo auto che permetteva di ottenere sempre avviamenti facili e sicuri.
L'utilizzo della trasmissione secondaria ad albero - cardanica - sostituiva la catena sempre bisognosa di attenzioni e cure, conferendo alla moto ulteriori vantaggi di praticità.
L'interesse suscitato dalla versione militare spinse la Moto Guzzi a presentare al salone di Milano - 1963 - una V7 civile: con un motore che erogava 40 CV a 5.800 giri/m, la velocità saliva a 164 km orari, anche grazie alla massa scesa a 230 Kg.

Moto Guzzi V7 700

Moto Guzzi motore V1400 (2013)Iniziava così una lunga storia, per adesso cinquant'anni, che avrebbe portato alla creazione di innumerevoli modelli - con cilindrate da 350 a 1400 cc - tutti caratterizzati dal DNA primitivo: moto robuste, comode, affidabili come tutte le Guzzi, parche nei consumi, di semplice manutenzione e adatte a tutti gli utenti.

La Moto Guzzi che aveva sperimentato ogni tipo di motore - dal monocilindrico agli otto cilindri - affidava dunque la sua rinascita e il suo futuro a una configurazione bicilindrica, proprio negli anni in cui i giapponesi, che da poco si affacciavano al mondo dei motori, iniziavano a proporre motorizzazioni plurifrazionate, molto appetibili anche se accompagnate da ciclistiche non sempre all'altezza.
Ciònonostante si sa o si capisce con l'esperienza, quanto sia più difficile realizzare un mezzo "semplice" ma godibile piuttosto che accattivanti modelli "ululanti", bisognosi però di continue cure e con prestazioni più da pista che adatte al normale uso quotidiano.
Ma questa è una altra storia...

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